
"Carife quadrata e pericolosa, ma pensiamo solo a noi"L’ex tecnico di Milano ora è a Rieti. "Sappiamo che i nomi non bastano se vogliamo andare in A ma ho accettato questa sfida con gioia"
Ferrara, 26 ottobre 2006 - La sua scalata ai vertici del basket nazionale è cominciata a Cento, cinque anni fa, quando con la Bergamo di Fantaccini, Amabili e Scrocco vinse a sorpresa la B1. Da lì, le stagioni in serie A a Verona e Reggio Calabria, a far le nozze coi fichi secchi e a cogliere grandi risultati malgrado problemi societari (e con l’ex bianconero Titus Ivory a seguirlo da fido «scudiero»), fino all’approdo a Milano, riportata in finale scudetto dopo anni di assenza. Lino Lardo ora riparte dalla Legadue, con l’ambiziosa Rieti che domenica affronterà la Carife, ma non dimentica che tutto iniziò cinque anni fa, proprio da queste parti...«Ricordo benissimo quella stagione e quella finale promozione — racconta Lardo —. In gara 2 con Cento l’infortunio a Raggi mentre eravamo sotto ci aiutò, però Scrocco fu strepitoso e segnò 30 punti. Quella era una squadra di categoria, senza grosse stelle, e fu l’apice di un ciclo in cui era permesso lavorare e sbagliare. E i risultati non tardarono, anche se la promozione fu inaspettata». Lardo in Legadue: perchè? «Anzitutto perchè inizialmente in A e all’estero non si era mosso molto, e poi perchè la proposta di Rieti mi ha colpito, come il presidente Papalia. Mi piacciono le sfide, sono orgoglioso che mi abbiano cercato e non lo vivo come un declassamento». Tutti vi aspettano al varco, con i giocatori di cui disponete... «Già, e il campionato si sta rivelando molto competitivo. Si è alzato il livello, ma noi non abbiamo cercato soltanto nomi: gente del calibro di Bonora, Mian, Prato e Smith può formare un gruppo vincente con quelli che hanno conquistato la finale l’anno scorso». Quali le difficoltà maggiori che avete incontrato fin qui? «Troviamo squadre più leggere fisicamente di noi e molto affamate. Noi forse, dopo un ottimo precampionato e tanti titoli sui giornali, abbiamo perso un po’ di fame. Però domenica con Casale abbiamo vinto da «operai», come piace a me». Sotto con Ferrara, dunque. «Ha saputo tenere botta fra tante difficoltà e infortuni, è squadra quadrata e ben allenata e mi piace vedere che hanno spazio giovani come Cusin e Allegretti. Sono scelte che pagano, ma noi dobbiamo pensare a noi stessi piuttosto che alla rapidità di Collins, l’esperienza di Foiera o l’efficacia di Nnamaka». Si giocherà a Roma. «E per noi non è una bella notizia: il Palasojourner è la nostra casa e il fattore campo lì pesa parecchio».
Mauro Paterlini

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