FRANCESCO "FRANZ" VIRGILI

CONFESSIONI A "DON" PROVASI- FRANCESCO VIRGILI UN CUORE FERRARESE NEL CUORE DELLA CARIFE
10/11/2006 - Un ragazzo normale con un sogno speciale
I ritrovi con gli amici, qualche serata con la ragazza, le lezioni all´università, infine un po´ di sport in palestra. Tutto normale, in linea con le aspirazione di un ventenne pieno di entusiasmo e con la testa sulle spalle. Se non fosse che una delle occupazioni di Francesco Virgili tanto normale non è. Perché quella fatica, tanta, fatta in palestra catapulta "Franz" nel mondo del basket professionistico. Una bella storia, di chi è cresciuto vedendo crescere la società nella quale giocava, fino a raggiungere la lista dei dieci che scendono in campo la domenica in Legadue, fino a sentire il suo nome pronunciato dallo speaker del Palasport.Cose grosse, a maggior ragione per un ferrarese vero. Ma le coordinate non cambiano. Anzi, l´intervista è incastrata tra un allenamento e una corsa a casa per tornare sui libri.
"Domani avrò il mio primo esame all´università: fisica. Dovrei essere abbastanza pronto, ma non si sa mai. Insomma, al liceo avevo anche scelto l´indirizzo scientifico-tecnologico; diciamo che non è arabo per me".
L´esame di fisica a scienze motorie: parti subito forte...
"In realtà il mio primo obiettivo era iscrivermi a fisioterapia, ma c´era il numero chiuso ed era davvero tanto impegnativo per la frequenza. Così ho optato per qualcosa comunque simile. Non ho mai concepito l´idea di iscriversi all´università tanto per fare: è una scelta ponderata, se la fai devi essere convinto".
Quindi domani sarai all´esordio tra i banchi dell´ateneo. Nella tua vita c´è però stato un altro importante esordio l´anno scorso, quello in Legadue. Ricordi?
"Già avevo fatto una comparsata contro Rieti, ma la prova del fuoco è stata a Trapani, con i primi punti segnati; come dimenticarsene?! Due liberi messi a segno, con Foiera che continuava ad urlarmi di stare calmo. Poi ho cercato di pensare ad altro, e sono andati bene. Il bello di quella partita è che l´abbiamo portata a casa con punti decisivi di Cecchettin e miei; insomma, il decimo e l´undicesimo uomo".
E quest´anno la promozione nei dieci...
"E´ un discorso che parte da lontano; già a metà della scorsa stagione mi avevano ventilato l´ipotesi che potesse succedere. L´ho vissuto come uno splendido traguardo, ma con la consapevolezza che una volta tagliato sarebbe cominciata una gara ben più impegnativa: dimostrare giorno dopo giorno di meritarmi la fiducia, e dare il mio contributo al gruppo".
Valli cosa dice?
"Mi sta addosso, è un rimbrotto continuo, come peraltro è giusto che sia. Magari all´inizio può frustrarti essere sempre nell´occhio del ciclone del coach, ma io credo che sia un atteggiamento molto positivo: significa che ci tiene a te, che ti vuole far crescere, che crede nelle tue potenzialità. A me non resta che stare attento, e ascoltare sempre tutto ciò che mi viene detto".
Anche da parte di compagni più esperti?
"Tutti, a loro modo, cercano di consigliarmi. Foiera è sempre lì che mi spiega dove devo passare sui pick and roll. Quanto agli americani, impari anche solo nel cercare di stargli dietro per tutto l´allenamento: loro sì che ti fanno correre! Poi con loro mi alleno anche in inglese, un altro esame che presto dovrò fare all´università. Diciamo che mi sparo un paio d´ore di conversation gratuita ogni giorno".
Torniamo a quei primi punti di Trapani; una volta segnati, non hai temuto per i tuoi ricci?
"In due anni di prima squadra, ho dovuto fare i conti con diverse prime volte. L´esordio, la patente, i primi punti: finora me la sono sempre cavata portando le paste. Diciamo che in questa squadra il nonnismo è abbastanza limitato: ho compagni magnanimi. E poi se mi facessi un taglio corto, credo che la mia ragazza non sarebbe per niente contenta".
Pensi mai all´idea di fare del basket il tuo lavoro?
"Ci penso spesso, dentro di me. Ma devo ancora bene capire quali siano i miei limiti e le mie potenzialità. So comunque di avere a disposizione una grande stagione. Con mia sorella, che ho coinvolto nella passione per il basket tanto che adesso ha cominciato a fare l´ufficiale di campo, scherziamo spesso: le dico che fra qualche anno lei sarà a fare il tavolo al Palasport, e potrà segnare sul referto i miei punti".
Certo, vivere tutto questo nella squadra della propria infanzia, nella propria città, è un bel vantaggio?
"E se penso che ogni domenica ho anche un drappello di tifosi personali! Ti dico la verità, verso i 14 anni avevo avuto l´opportunità di andare alla Fortitudo; per motivi legati allo studio e alla famiglia la cosa non è andata in porto, e per un po´ di tempo l´ho vissuta con grande rimpianto. Adesso credo che sia andata meglio così".
E cosa ti ha detto Alberto Morea, il tuo allenatore storico?"
Alberto è la persona che mi conosce di più al di fuori della mia famiglia. Mi ha seguito nell´intera trafila delle giovanili; ma in un certo senso posso dire di averlo visto crescere anche io, dai giovani fino al ruolo di vice coach in Legadue. Lui non smette mai di starmi vicino, e cura gli aspetti sia tecnici che mentali, lavorando molto sulla mia concentrazione. Quando è stato ufficializzato il mio inserimento nel roster ha detto quello che peraltro mi ripete ogni giorno: `impegnati, dimostra ogni minuto che hai voglia di esserci, e sfrutta l´occasione´. E´ quello che spero di riuscire a fare. Ma adesso vado a dare l´ultimo ripasso al libro di fisica".
Matteo Provasi

1 Comments:
Come posso contattare chi ha postato l'articolo e con chi ha messo quella foto?? Non sono io ed esigo spiegazioni
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