VIRTUS E FORTITUDO
Virtus e Fortitudo koDomenica da dimenticare per le squadre di basket bolognesi, entrambe sconfitte nelle rispettive gare.
La Fortitudo
Forse è il segnale di qualcosa che sta cambiando, ma chissà se per Frates arriverà il tempo del raccolto. Contro un’Armani che ha ritrovato la salute di Green e la presenza di Garris, e subendo da Schultze schiaffoni che avrebbero steso un elefante, la Climamio ha tenuto il passo e l’equilibrio. Calando nel finale, certamente rimessa sul binario da un tecnico fischiato a Milano. Ma tant’è: più convincente del solito, con un super Belinelli pronto a prendersi responsabilità delicate, e ad assolverle, l’Aquila lascia ad Assago due punti d’oro che le avrebbero portato certezze e tranquillità. Servirebbe tempo, ha ricordato Frates. Ma il tempo è tiranno, da sempre.
Bologna cerca subito di mostrarsi solida, equilibrata. Soffre sotto canestro, dove la ditta Blair&Watson fa sentire i muscoli, come da disposizioni di “guru” Djordjevic. Watson fa impazzire Ress e tiene avanti Milano. Che ha i suoi problemi in regìa, con Garris a due falli in tre minuti e Bulleri a tre in meno di dieci minuti, quando tocca a Lamma, sull’altra sponda appena l’altro ieri. Gli esterni dell’Aquila funzionano: Belinelli tiene in scia Bologna, Shumpert difende concentrato e azzanna Calabria.
Per la sferzata il vecchio Sale sceglie Schultze, che mette due triple in fila per l’allungo vero (21-13 al 7’). Non perde la testa Bologna, cerca e trova i punti di Blu e le triple pesanti di cavaliero, a cavallo tra i primi due quarti. Sono loro a spingere la Climamio all’equilibrio (24-24, 11’10”) con un parziale di 0-5. Ma non c’è pace. Arriva la risposta dell’Armani, ed è durissima: 11-2, sfruttando la vena di Green e Schultze, i recuperi e la maggiore aggressività nell’uno contro uno. In due minuti Milano torna in fuga (35-26). E Bologna, ancora, non si perde d’animo. Edney fa girare la testa a Garris, Belinelli si mangia Calabria e insieme, con la squadra che suda e si sbatte in difesa, raddrizzano (37-34, 16’20” e pausa di riflessione per Djordjevic). Blu (tripla) chiude uno 0-7 per il secondo pareggio (37-37) e puntuale Milano cerca ancora la fuga. Ancora Blu da tre, mentre sotto canestro scricchiolano le ossa di Blair e Thomas. Fortitudo a zona per gli ultimi fuochi del primo tempo. Tra fughe e rientri, a metà la sfida è bella, la Climamio convincente, l’equilibrio totale.
Continua così al rientro (50-50 al 23’) con l’Aquila che costruisce occasioni sul lavoro duro di Thomas (già 12 rimbalzi, fin qui). Shumpert, fin qui buona difesa e mira sbilenca, trova finalmente il canestro. Ma è soprattutto Belinelli a farsi immarcabile, con Garris a impazzire per fermarlo. È show di Supermarco, con un immarcabile terzo quarto da 16 punti che porta anche il massimo vantaggio biancoblù (55-60, 26’). Sedici, alla mezz’ora, anche i rimbalzi offensivi di Bologna, altro segnale in controtendenza. Al rientro Bologna va subito a +7 (62-69), poi Green, ancora lui che era in forse alla vigilia, trova smagliature nella difesa bolognese e trascina i suoi al sorpasso (73-71 al 34’) con un parziale di 11-2.
Belinelli ha fiammate sempre più basse, Blu si spegne. Frates cerca rimedi con la zona, ma Milano affonda con Watson (75-71) e Bologna va in agitazione (un segnale il fallo in attacco, fuori logica, di Shumpert). Cammina sul crinale, l’Aquila: di qua è salvezza, di là caduta libera. Una mano la dà Blair: le sue proteste, apparentemente misurate, dopo il quinto fallo costano un tecnico alla panca Armani e rilanciano Bologna (81-81 col tre su quattro dalla lunetta di Beli. Schultze spara un’altra tripla devastante in faccia a Bluthenthal, che poi spende un fallo inutile su Watson. 87-83, a 39 secondi. Diresti decisiva, non fosse per Edney che ci crede ancora. Ma a 18 secondi dalla fine nessuno lo aiuta e tocca a lui spendere il quinto su Garris. Finsice lì, e il gran lavoro di Beli e Tyus è vanificato.
La Virtus
La Virtus ha finito i miracoli, anche perché stavolta ce ne sarebbe voluto uno enorme. Senza Di Bella e Best, i bianconeri non hanno perso la forza della difesa, ma hanno pagato inevitabilmente in termini di lucidità offensiva. Così, la Benetton in cerca di riscatto si è messa in testa già alla prima pedalata, non è riuscita mai a scappar via davvero, ha tremato pensando di poterla buttare sul traguardo, alla fine ha alzato le braccia con un smorfia di sofferenza sul volto.
Punteggio bassissimo, inevitabile se di mezzo c’è la Virtus, soprattutto questa Virtus rimasta improvvisamente, e con tanta sfortuna, senza i suoi cervelli. Partita male anche, con Bonfiglio ed Evtimov in quintetto, e pochissime idee da dispensare. Treviso si piazza al comando fino al più nove sul finire del quarto (5-14), prima che Markovski inauguri la 1-3-1 e riporti la logica sul parquet con Blizzard da play, Vukcevic e Davison in campo. L’ex canturino, almeno all’inizio, è l’unico preciso da tre (le due squadre chiuderanno con il 38% e il 42% al tiro totale, col 19% e il 24% da tre), quanto basta per riportare il contatto. Lang è un’arma inespressa, e Goree ne approfitta per riempire tabellino e tabellone.
Ma sono briciole, perché gli attacchi non ci prendono mai e al 20’ il punteggio è da brividi (22-24). Più per Treviso s’intende, perché la Virtus di attenuanti da mettere nel piatto ne ha a quintali, mentre i verdi di Blatt, nonostante un filo di vantaggio mai perso, mostrano tante difficoltà. Da questa parte invece, ci vorrebbe uno sforzo in più, un passettino di qualità. Nell’occasione, quello che ne ha di più è Giovannoni, proprio una sua tripla vale l’aggancio al 25’. Ma è nel momento migliore dei bianconeri che la Benetton si sveglia dall’arco, cancellando il terribile zero dalla casella dei tiri da tre (0/11 all’intervallo). Una serie che vale mezza partita, quella di Mordente e Lyday, con Zisis che chiude l’otto a zero (29-37) della nuova accelerata. Markovski ci prova sempre con la zona, aspettandosi qualcosa che non arriva da Drejer.
Treviso, esaltata dal buon momento di Gigli, due triple pure per lui, sembra emettere la sentenza all’inizio degli ultimi dieci minuti (38-48). Ma l’orgoglio non manca, soprattutto a Davison, uno che in questi momenti sa spesso come fare cose piccole e grandi. Due canestri di rapina, uno sfondo preso e la scossa che serve per crederci ancora. Vukcevic non si tira indietro, la Benetton sbaglia anche quello che non si potrebbe. Permettendo ai bianconeri di rosicchiare punto dopo punto il vantaggio.
A 16” dal termine, quando Blizzard rinnova la speranza sul 56-59, la VidiVici deve rimpiangere il 5/11 ai liberi dell’ultimo quarto, e qualche decisione arbitrale non proprio limpida. Ma è ancora lì. Soprattutto se Zisis fa 1/2 dalla lunetta e Giovannoni s’inventa la tripla-miracolo del meno uno (59-60 a 7”). Lyday non si fa spaventare in lunetta, servirebbe un altro missile per il pareggio. Ma Evtimov pasticcia andando a raccogliere la rimessa, è il manifesto del “potrei ma non oggi” di una Virtus per niente ridimensionata dal primo ko stagionale.
Tarozzi & Muleo

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