venerdì, novembre 24, 2006

VIRTUS

LANG, MESSAGGIO D’AMORE

«Quando ho saputo dell’arrivo di Best e Davison ho pensato: correremo
La Nba? Impazzirei a stare sempre in panca. Vorrei crescere in bianconero
Travis è il nostro “generale”. Aspettiamo di Bella: abbiamo bisogno di lui»


Non sono piaciute tanto, le
sue movenze da ballerino
del parquet, ai bruti dell'AEL
Limassol: caviglia
sinistra gonfia, e riposo
precauzionale per Kr i s
Lang. La cosa non dovrebbe
pregiudicare il suo utilizzo
sabato sera al Palasclavo,
però. «Ci sarò, anche
se dopo il calcio che ho
preso mi sono dovuto fermare.
Vuol dire che in questi
allenamenti mi limiterò
a ballare sul posto, per non
perdere il ritmo». Lang è
una delle sorprese di questa
stagione virtussina, con un
bilancio che rende l'incontro
con la Montepaschi il
main-event del fine settimana.
«In estate non ero
sicuro di quella che sarebbe
stata la squadra, dato che il
mercato era ancora in corso
e le voci giravano. Poi
quando ho saputo dell'arrivo
di Travis Best e di Bennett
Davison, ho capito che
saremmo stati competitivi,
e soprattutto in grado di
reggere le tante aspettative
del nostro pubblico. È anche
vero che una delle chiavi
di questi recenti buoni
risultati è il fatto di aver
potuto mantenere tanti
protagonisti della stagione
scorsa: quando conosci bene
i tuoi compagni, li capisci
a occhi chiusi, sai come
giocano, e le cose sono
più semplici». Non è però,
questa, la filosofia di tante
squadre europee, che ogni
estate ribaltano da cima a
fondo il proprio roster: «È
vero, e se è frustrante per i
tifosi dover cambiare beniamini
ogni anno, lo è anche
per i giocatori, che non
sanno mai dove la propria
carriera li porterà. A me
quest'anno è andata bene,
dal momento che sono rimasto
a Bologna, ma cambiare
tanto crea solo confusione
». Una promessa di
intenti? «Fosse per me resterei
qui, io e la mia famiglia
amiamo la città, e
vorrei davvero aiutare la
Virtus a crescere ancora.
Eurolega? Magari, ma
sempre con i colori bianconeri
». Nemmeno un
pensiero all'NBA? «Se devo
essere sincero no. Poi
non capisco i giocatori che,
ad una carriera di gioco e
soddisfazioni in Europa,
preferiscono fare panchina
in una squadra NBA. Io
non ce la farei, a stare sempre
seduto, e limitarmi ad
applaudire, ne uscirei pazzo
».
13 punti di media, roba non
immediata per un lungo, in
questo basket fatto troppo
spesso di solo tiro da 3; settimo
nella classifica recuperi,
decimo nella valutazione,
e secondo come percentuale
da due punti: «È
un piacere per me continuare
a sorprendere il pubblico,
ma le soddisfazioni
migliori arrivano quando
vinci. Vanno bene i punti,
ma contano le vittorie: come
nel derby, dove non ho
segnato tanto, ma dove abbiamo
vissuto una serata
meravigliosa, eccitante, sapendo
quanto era importante
per i nostri tifosi. Vorrei
poter vivere altri momenti
come quello». Ma
quale è, il segreto di una
difesa inespugnabile come
la rocca di Gibilterra? «Il
fatto che coach Markovski
abbia deciso di chiamare in
squadra giocatori che siano
prima di tutti difensori
nella testa, a differenza di
altri che, l'anno scorso, davano
più importanza alle
proprie cifre. Poi un'altra
chiave è il lavoro di Travis
Best: lo chiamiamo “il generale
del parquet”, perchè
riesce a tenere tutto sotto
controllo». Un pensiero
poi a Fabio Di Bella, protagonista
della vittoria virtussina
lo scorso anno,
sempre di sabato, in terra di
Toscana. «Abbiamo davvero
tanto bisogno di lui, e
sono contento che stia cominciando
a riprendersi.
Perchè Fabio è Fabio».


ENRICO FAGGIANO